venerdì 9 settembre 2011

Salvato dalle acque! Mosè e il segreto celato nell'Esodo

“Ora la figlia del Faraone era scesa per bagnarsi nel fiume, e le sue ancelle la seguivano lungo la riva del fiume, scorgendo la cassettina in mezzo alla giuncaia, mandò la sua ancella a prenderla. Aperta vide un bimbo che piangeva, ne ebbe compassione e pensò: “questo è certamente un pargolo degli ebrei”. Allora la sorella del bambino disse alla figlia del Faraone: “vuoi che vada a chiamare una balia tra gli ebrei per allattare il bambino?” La figlia del Faraone le rispose: “Va’!”
Esodo 2, 5-8
Con queste parole Mosè descrive ai figli d’Israele la sua avventura alla corte imperiale. Alquanto strano oserei dire, dato che il piccolo più che abbandonato a me pare “raccomandato”! Una delle ancelle reali è sua sorella, ed ella invita la figlia del Faraone a prendersi cura del piccino, dato che un editto del Faraone annunciava che ogni maschio ebreo dovesse essere gettato nel Nilo. Altra incongruenza è il metodo con il quale il Faraone decreta l’abominio dello stermino dei figli d’Israele, con l’affogamento. Il Nido veniva considerato il fiume di Luce, ed era sacro al pari del Gange in India, ma a differenza degli asiatici in Egitto i morti non venivano cremati, o lasciati liberi a fluttuare sulle correnti del fiume, tutt’altro. Il fiume era l’unica sussistenza per gli egizi, chi è stato in Egitto avrà certamente notato che entro qualche centinaio di metri dalle sponde del Nilo nascono rigogliose foreste, subito dopo domina il deserto, arido e sabbioso. I morti non venivano rilasciati al Nilo, poiché non solo non vi era questa usanza, ma si correva il rischio che questo rito potesse contaminare il letto del fiume, di conseguenza essere nocivo per la pesca, altra essenziale fonte di sostentamento. La lingua ebraica è una costola del geroglifico egizio. Geroglifico è una parola greca composta da “ieros”, ossia “sacro”, e “glyphein”, “incidere”, scrivere grattando sulla roccia, o su qualsiasi altra superficie. L’ebraico è l’erede del geroglifico, quindi una “scrittura sacra” al suo pari. Nilo in ebraico si scrive haYeor, e nella sua radice è compresa la parola “Or”, ovvero “Luce”.
Ricordate: “disse Elohim: “E sia Luce.” “E la Luce fu!”
“Yei or, va-yei or!”
Genesi 1,3
Per gli indiani il Gange è il canale che consegna l’anima all’aldilà, una sorta di cosmo terrestre, poiché anch’essi, come gran parte delle società arcaiche ritengono che l’anima ritorni al cielo, e precisamente lungo punti particolari della Via Lattea. Rammento, a chi non lo ha letto, di dare un’occhiata al mio articolo di Novembre riguardo la Dea Madre, ove preciso rotte e punti dello spazio ritenuti luoghi focali per la permanenza delle anime prima di raggiungere di nuovo la Terra. Per gli egizi il Nilo, spesso rappresentato con Osiride, era fonte di sopravvivenza e sorgente di vita, perciò era sacro, ma essi detenevano una differente concezione dell’aldilà, altrimenti sarebbe inspiegabile la mummificazione, e si sarebbero comportati come gli indù. Osiride veniva raffigurato con le parti del corpo scoperte, viso e braccia, di colore verde, simile all’humus che lascia dopo le piene il Nilo, segno di fertilità terrena. Di conseguenza il fatto che il Faraone decretasse una norma che imponeva l’affogamento dei maschi ebrei, lasciati poi a marcire nel fiume, non sta in piedi! Sarebbe stato più pratico ucciderli e basta, come aveva decretato in origine, facendolo fare alle allevatrici israelite, ma anche questo non ha senso. È palese che le donne della stessa stirpe ed derivazione, per solidarietà, non avrebbero mai commesso quei brutali e macabri omicidi, ed il Faraone questo lo sapeva, e non avrebbe mai emesso tale decreto, molto più credibile che esse venissero coadiuvate da soldati o messi reali. Tutta la storia non regge molto, da tenere a mente poi ch’è stata scritta dallo stesso bambino ritrovato tra i giunchi, il che mi dà a pensare!
Mosè venne nascosto “per tre mesi” in una culla, e ricorda molto il mito di Amon, dove i sacerdoti nascondevano la sua immagine al pubblico per lo stesso periodo di tempo, per poi farlo emergere dalle tenebre alla Luce attraverso una processione santa. Prova di tale ipotesi ce la rende direttamente Mosè:
“tutto il popolo risponderà e dirà: “Amen”
Deuteromonio 27,15
Il termine “Amen” è stato identificato con “Amon”, di conseguenza è logico che il Profeta ebraico era in realtà un sacerdote egizio, poiché membro della famiglia reale. Negli “Atti degli Apostoli” il Profeta Paolo dichiara:
“Mosè fu istruito in tutta la sapienza dagli egiziani e divenne potente in parole e opere.”
Atti 7,22
Per di più la narrazione degli abbigliamenti sacri da parte di Mosè ricorda molto quella dei sacerdoti egizi, soprattutto per il pettorale, composto da dodici pietre differenti, lo stesso si può affermare in alcuni loro riti.
Nel mio precedente articolo di Settembre descrivo le probabili origini di Mosè, ma lascio un alone di mistero, dato che non è certo del tutto che egli non sia di origini ebraiche, per via dell’invasione degli Hyksos avvenuta molti anni prima. Da tener conto che spesso gli ebrei, per la loro conoscenza astrologica, e per i loro Profeti, uomini in balia tra la veggenza e l’onnipotenza, venivano spesso assunti come consiglieri reali, ed eletti a cariche di elevata importanza, ricordo due su tutti: Giuseppe in Egitto, e Daniele a Babilonia.
Ho definito Mosè simpaticamente un “raccomandato”, poiché salvato dalle acque si trova
“casualmente” sulle sponde del palazzo reale, e la figlia del Faraone, che guarda caso ha per ancella sua sorella, lo trova in mezzo ai giunchi. Interessante notare che alcuni studiosi, tra i quali il più illustre senza alcun dubbio sia Freud, hanno dichiarato che probabilmente Mosè non era soltanto un Principe adottato, ma è stato probabilmente qualcosa di più. Alcuni precisano che egli sia stato un possente Generale, che approfittandosi del periodo di caos che regnava nella XVIII° Dinastia si impossessò del potere e poi soverchiato venne esiliato. Lui per contro scrisse il “Libro dell’Esodo” dichiarando l’opposto. Probabile, poiché i figli d’Israele per quarant’anni hanno vagato nel deserto conquistandosi un angolo tra le terre di Canaan, già all’epoca, come adesso, ampiamente abitate. La “Terra Promessa”, ove doveva scorrere a fiumi “latte e miele”, secondo la narrazione del Profeta, in realtà era già abitata, e l’esercito di Mosè, decisamente ben organizzato ed ordinato, fece strage delle tribù locali, e si insediò al loro posto. Una terra quella di Canaan intrisa di sangue dove tutt’ora sgorga a posto del “latte e del miele”. Mosè era un Principe? Si! Era un sacerdote? Si! Era un Generale? Si! Era forse un Faraone usurpatore? Molto probabile. I fratelli Sabbah descrivono ampiamente questa ipotesi, supponendo arzigogolate congetture, ma che non escludano la loro veridicità. Fabre d’Olivert è stato il primo a definire a chiare lettere che i riti, la scrittura, e le usanze ebraiche, sono eredità di quelle egizie ed i punti in comune sono talmente tanti che ci perderemmo nell’elencarli. Allora Mosè era un egizio od un ebreo? Chi ha detto che l’uno escluda l’altro?
di: Paolo Rinaldini